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Marco Voltolini
Chi sei e che tipo di vita vivi?Sono un antropologo e la mia è una vita in costruzione. Mi piace la domanda “che vita fai” perché sento quel verbo, fare vita, come molto stimolante e vero. Provo a rispondere principalmente con altri verbi: leggo e studio, scrivo (meno di quanto vorrei), cammino con gli scarponi ai piedi, scio, arrampico, fotografo e parlo tanto con le persone. Ho girovagato un po’, ma ora ho capito quanto sia importante, per me, stare all’ombra delle montagne.
In che modo il tuo lavoro e le tue passioni riflettono chi sei? Come riesci a bilanciare le due cose? La mia area di studio è molto legata alle mie passioni, e trovare un equilibrio tra questi due ambiti è una questione che credo di non essermi ancora davvero posto. Vivere le montagne e studiarle mi aiuta a capirle meglio, e rende ancora più preziose tutte le passioni che ruotano attorno a loro.
Qual è il ritmo della tua vita?Non credo che la mia vita abbia un ritmo stabile. E’ una musica che cambia, che sa cambiare. Forse il ritmo che cerco deve essere flessibile, oltre che stabile. Ci sono delle note costanti che si concretizzano in relazioni umane e montagne. Dopo alcuni anni a girovagare tra città diverse, credo di aver capito che almeno per il momento il ritmo della mia vita, anche se imperfetto e a volte interrotto, lo voglio scandito da cime innevate e presenze arricchenti. Se potessi congelare un momento della tua giornata, quale sarebbe? Quando ti senti più a tuo agio?Se potessi scegliere credo che rallenterei la mattina! Mi piacerebbe molto che ci fossero più ore prima dell’inizio della giornata. Le cose sono più belle se fatte di mattina; forse inizierei anche ad andare a correre. Pensandoci bene, però, ci sarebbe anche il rischio di utilizzare le ore in più per dormire. Temporalmente sento di essere nel mio elemento quando riesco ad ascoltare il mio corpo e a prendermi tempo: lo stare bene si costruisce con la qualità dei momenti. Per te, cosa significa tempo ben speso?Il nostro lessico legato al tempo è molto connesso al pensiero economico: spendere - tempo. Credo di spendere bene il mio tempo quando riesco a slegarlo da questa logica linguistica. Quando leggo e non mi accorgo del tempo che passa, quando cammino in salita, quando scio. Anche passare tempo di qualità con persone belle mi permette di uscire dal tempo-economico. Il tempo ben speso, in definitiva, è il tempo che mi arricchisce infischiandosene della spesa.
Che ruolo ha il movimento nella tua vita?Per me il movimento è un gesto consapevole. C’è chi, se passa una giornata senza andare a correre, a camminare o arrampicare, percepisce un’assenza, un senso di mancanza che parte dal corpo e si irradia alla psiche. Io sono capacissimo di stare giornate intere in casa a leggere senza percepire subito il malessere, non ho mai sentito quel bisogno viscerale di muovere il proprio corpo che altre persone che conosco avvertono. Vado in montagna molto spesso, con le pelli o con gli scarponi, ma, tra i motivi per cui lo faccio, il movimento per l’amore del movimento occupa un posto tutto sommato marginale. Ho scoperto nel tempo quanto il movimento faccia parte della costruzione della mia realtà in maniera analoga alle parole. Se non do un senso al movimento, smetto. Se glielo do, resto. Oggi vivo il movimento e lo sport proprio in quest’ottica: identità e benessere ragionato. Che tipo di movimento ristabilisce l'ordine nella tua mente? Ultimamente l’arrampicata sta ricoprendo un ruolo importante nella mia vita, nel senso che la pratico più volte a settimana e vedo che mi aiuta molto. Ma credo di star scoprendo anche la bellezza di altri tipi di movimento meno considerati in quanto funzionali principalmente ad altri scopi, come lo spostarmi in bicicletta o lo scegliere di non prendere il tram ma camminare. Quei momenti, quei tempi “morti” di spostamento, in fin dei conti sono tempi in realtà vivi che giocano un ruolo chiave nelle mie giornate, che mi danno tempo di pensare e guardarmi intorno mentre sto all’aria aperta.
Cosa significa per te semplificare: nella vita, nel lavoro, nel modo di vestire? C’è una linea molto sottile tra il semplificare e il banalizzare. Da antropologo, la semplicità non è un valore da perseguire di per sé, ma può essere uno strumento comunicativo utile a valorizzare la complessità del mondo senza banalizzarla. Su di me, mi accordo che quando semplifico male mi annoio, e se mi annoio capisco che ho perso qualcosa. Semplificare quasi mai significa togliere. Quasi sempre significa comprendere e rielaborare. Quando cerchiamo di capire un concetto difficile, spesso le parole che usiamo per descriverlo sono tante e magari confuse. Nel tentativo di semplificarlo può capitare di togliere parole e di vedere che il risultato è banale. Se abbiamo davvero capito un concetto siamo in grado di raccontarlo con parole più belle, più chiare e quindi più semplici. Ho utilizzato l’immagine dei concetti ma trovo che questo discorso possa essere traslato tranquillamente anche nella vita di tutti i giorni, nei vestiti e nei progetti nei quali ci buttiamo.
Se dovessi descrivere la tua vita con una sola parola, quale sarei e perché? A questo tipo di domande (che personalmente amo, le trovo molto divertenti) mi piace rispondere con un colore. La parola che sceglierei è: fucsia. È il mio colore preferito. L’interno del mio zaino da scialpinismo è fucsia, come la mia borraccia e anche il piccolo marsupio che uso nella vita di tutti i giorni. È un colore che riesce a mettermi allegria per quanto è acceso e sgargiante, ma è incredibilmente facile da abbinare perché sta bene con il nero. Mi piace anche perché è un colore relativamente inusuale, che quando c’è lo noti. Mi attira nelle situazioni più disparate; se nella palestra di arrampicata ci sono vie con le prese fucsia si può stare certi che scalerò quelle vie per prime. Mi piace l’idea di associarlo alla descrizione della mia vita perché da una parte è il colore che vorrei che gli altri vedessero in me e dall’altra è un augurio: tu non vorresti una vita colorata?
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