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Giorgio Daidola
Ski-Spirit
Giorgio Daidola ha scritto una pagina importante della storia dello sci diventando il primo uomo a realizzare una discesa in telemark da una vetta di oltre 8.000 metri. Professore universitario per molti anni all'Università di Trento e autore di numerosi libri, ha trasformato una vita dedicata all'esplorazione e ad avventure straordinarie in racconti che hanno ispirato generazioni di sciatori.Nel corso della sua carriera ha portato il telemark ben oltre i confini delle piste tradizionali, sciando in tutti e sette i continenti. Dal Karakorum ai ghiacciai della Patagonia, dalle montagne del Libano alle Alpi Meridionali della Nuova Zelanda, fino all'Antartide, lo sci è sempre stato per lui soprattutto un modo per esplorare il mondo.La sua instancabile ricerca della scoperta lo ha portato anche oltre i paesaggi innevati. Ha attraversato l'Oceano Atlantico a vela e sciato sui pendii dello Stromboli, il vulcano attivo che emerge dal Mar Tirreno. Terra, neve, mare e fuoco hanno alimentato nel tempo il suo inesauribile spirito di avventura.Per Daidola, gli elementi non sono mai stati una semplice cornice della propria vita, ma un richiamo costante a spingersi oltre l'orizzonte e oltre i percorsi già tracciati.
Lo sci è molto più di uno sport. È un modo di guardare il mondo, qualcosa che coinvolge anche la sfera dello spirito. Oggi, spesso, questa dimensione sembra essersi smarrita, insieme a una parte della storia e dell'essenza più autentica dello sci.Mi sono sempre sentito vicino ai grandi vagabondi. Per me lo sci è stato il mezzo attraverso cui conoscere luoghi, persone e montagne, seguendo la filosofia del vero wanderer: partire senza sapere esattamente dove si andrà, senza programmi rigidi, senza un biglietto di ritorno. Uno dei miei grandi riferimenti è stato Michel Paul Mathieu, a cui ho dedicato un capitolo del libro Sciatori di montagna. Michel incarnava l'idea dello sciatore libero: partiva con poche cartine stradali, osservava due massicci e immaginava come unirli, aprendo itinerari straordinari che molti hanno poi ripercorso. Era lo spirito dello sci vagabondo nella sua forma più pura.Anche i vulcani mi hanno sempre affascinato. Amo le loro pendenze costanti, perfette per lo sci, che siano ricoperte di neve o di lava. Da questa attrazione nacque l'idea di sciare sullo Stromboli. Partii dalla Liguria con una barca, gli sci e gli scarponi. Trascorsi una notte indimenticabile sulla sommità del vulcano, faccia a faccia con una forza della natura primordiale, aspettando l'alba. Era un'avventura semplice e spontanea, affrontata con l'incoscienza e l'entusiasmo di chi pensa ai rischi soltanto dopo averli superati.
Ho sempre dato enorme importanza alla traccia. È la firma dello sciatore sulla montagna. Per questo mi infastidisce quando qualcuno passa sopra la mia: ogni traccia racconta una scelta, un'intuizione, una direzione personale.L'essenza dello ski touring, per me, sta proprio nel creare la propria traccia, sia in salita sia in discesa. Cercare itinerari poco frequentati, esplorare angoli insoliti, trovare linee che altri non hanno visto. È questo che dà senso e soddisfazione al viaggio.La traccia rappresenta anche la bellezza dell'effimero. È come un disegno sulla neve destinato a scomparire: il sole, il vento e il tempo cancellano ogni segno. Proprio per questo ha valore. Esiste solo per un momento, e quel momento è irripetibile.Oggi vedere i ghiacciai arretrare e la neve diventare sempre più rara mi rattrista profondamente. Ma questa scarsità dovrebbe spingerci a cercare di più, a esplorare, a dare valore a ciò che resta. Perché ciò che è raro diventa prezioso. E la ricerca della neve, della traccia e dell'esperienza autentica rende ogni discesa ancora più significativa.
Collezione Skitouring
SKISKY™EVOJACKET