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Rosa Zambelli
Chi sei e qual è il tuo ruolo all’interno di Arte Sella?Sono Rosa Zambelli e mi occupo dell’organizzazione degli eventi, dell’accoglienza degli ospiti e della comunicazione.Come sei arrivata ad Arte Sella e che cosa ti ha portato a scegliere di lavorare qui?Sono cresciuta a Borgo Valsugana e quindi conosco Arte Sella da sempre; quando ho terminato di studiare ho deciso di rientrare in questi luoghi e, dopo aver svolto un tirocinio, ho iniziato a lavorare qui. Qual è il ritmo delle tue giornate ad Arte Sella? Come cambia nel corso delle stagioni?Il ritmo varia molto a seconda del periodo: tra la primavera e l’estate è più frenetico e veloce, rallenta solo nel corso dell’inverno. Le giornate non sono mai tutte uguali, il lavoro varia molto a seconda delle necessità quotidiane che, spesso, non sono prevedibili. C’è un momento della giornata o dell’anno in cui ti senti particolarmente in sintonia con questo luogo? Amo molto le sere di giugno, quando le giornate si allungano e il tempo sembra dilatarsi. In generale rimango sempre affascinata dai cambiamenti legati ai momenti della giornata: le luci e le ombre che mutano nel corso delle ore creano scenari diversi e, così, le installazioni non sono mai uguali a loro stesse. Lo sguardo del mattino è differente da quello del pomeriggio e della sera: sembra di vivere molti luoghi, restando però nello stesso posto. Ciò mi permette di comprendere sempre qualcosa di nuovo della Valle e delle opere di Arte Sella, pur vivendole quotidianamente.
Che rapporto hai costruito con Arte Sella vivendola ogni giorno? C’è un luogo, un percorso o un’opera a cui ti senti particolarmente legato?Arte Sella è diventata un po’ un’altra casa a cui mi sento profondamente legata; ho imparato a prendermene cura e a custodire questo luogo insieme a tutte le persone con cui lavoro, rispettando i tempi e le fragilità che caratterizzano un contesto così particolare. Se dovessi scegliere un’opera penserei a “Lo Stilo” di Gianandrea Gazzola, poiché rappresenta con esattezza ciò che per me è Arte Sella: delicatezza, fragilità e poesia. In che modo ti muovi e osservi Arte Sella durante il tuo lavoro? Quali dettagli riesci a cogliere che spesso sfuggono a chi la visita soltanto per qualche ora?Penso che il privilegio principale sia proprio quello del tempo: poter trascorrere un tempo lungo e in qualche modo più lento mi dà la possibilità di cogliere i cambiamenti più impercettibili. Non si tratta solo di assistere al susseguirsi delle stagioni e delle giornate, ma di fermarsi e prendersi il tempo di ascoltare il vento che muove le foglie, la pioggia tra gli alberi ed osservare quello che ci circonda attraverso i rami. Questo privilegio è accompagnato comunque da uno sguardo talvolta critico e timoroso: le attività e le incombenze sono sempre molte e la gestione quotidiana non è mai semplice e lineare.
Che cosa significa lavorare in un luogo in cui arte, paesaggio e condizioni naturali sono in continua trasformazione?Ha dei risvolti imprevedibili e quindi è al contempo affascinante e incontrollabile; poter osservare e accogliere i cambiamenti è meraviglioso, ma non sempre sono mutamenti facili da gestire. Penso ad esempio alla tempesta Vaia del 2018, ma anche alle piogge improvvise, alla neve e in generale a tutti gli agenti atmosferici che si fanno di anno in anno più complessi. Quali sono le principali sfide nel prendersi cura di un luogo come Arte Sella, dove anche il cambiamento, il deterioramento e il passare del tempo fanno parte delle opere?Sicuramente l'imprevedibilità della natura e degli agenti atmosferici, che non possiamo controllare.C’è un gesto quotidiano, magari poco visibile ai visitatori, che secondo te racconta particolarmente bene che cosa significa prendersi cura di Arte Sella?Il gesto riguarda sempre la cura: raccogliere una carta per terra, assicurarsi che il percorso sia agibile e in ordine, è un gesto che fa parte di tutti coloro che lavorano qui ogni giorno. Significa assicurarsi che Arte Sella “stia bene “, si tratta di custodire un luogo e di proteggerlo, imparando così ad accogliere anche le difficoltà che lo caratterizzano. Un altro segno, forse più effimero, è quello di veicolare attraverso ciò che facciamo un messaggio educativo, di ascolto e di attenzione verso le persone e l’ambiente che ci circonda.
Dopo averla vissuta ogni giorno, che cosa continua ancora a sorprenderti?Pur assistendo ogni anno ai passaggi stagionali, mi stupisce riuscire ad accogliere con gioia sempre nuova il silenzio invernale, il risveglio primaverile e il ritorno dei colori autunnali e così via seguire un ciclo, che sembra sempre fragile, effimero e impermanente, proprio come le opere di Arte Sella. Tutto ciò mi trasmette una sensazione di quiete e di bellezza.Sono, inoltre, molto lieta e sorpresa degli incontri che si creano ad Arte Sella, nonostante si collochi in una valle laterale e di fatto in un posto totalmente periferico. Ogni anno accogliamo ospiti e artisti da tutto il mondo, con cui nascono incontri sempre familiari, spontanei e profondamente arricchenti. Montura e Arte Sella collaborano da quasi vent’anni. Che cosa pensi abbia reso questo rapporto così duraturo e quali valori senti che accomunano le due realtà? La visione comune è sicuramente quella culturale. L’importanza che è sempre stata riservata non solo a noi, ma in generale alle iniziative culturali promuovendole e portandole all’attenzione del pubblico sottolinea la sensibilità comune delle nostre due realtà.
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