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Giacomo Bianchi
Chi sei e qual è il tuo ruolo all’interno di Arte Sella?Sono Giacomo Bianchi e sono il presidente di Arte Sella.Come sei arrivato ad Arte Sella e che cosa ti ha portato a scegliere di lavorare qui?Sono arrivato ad Arte Sella come fotografo. C’era la necessità di trovare qualcuno che avesse voglia di documentare le opere e di portare avanti il lavoro del fotografo storico, e mi è sembrato il mondo ideale.Sono arrivato qui perché sentivo la necessità di un luogo come questo: un luogo in cui esprimere la mia creatività, che in parte era un po’ bloccata, e mettere tutto me stesso e tutte le mie qualità al servizio di un progetto straordinario e unico.Qual è il ritmo delle tue giornate ad Arte Sella? Come cambia nel corso delle stagioni?È un ritmo mobile, che cambia sempre. Arte Sella è un organismo in continua trasformazione, per cui ogni giornata è una scoperta ed è diversa dalla precedente.È molto difficile darsi un ritmo, perché Arte Sella a volte richiede tanto, altre volte poco. Ci si adegua a questa trasformazione, a questo cambiamento, ed è il bello di questo lavoro.C’è un momento della giornata o dell’anno in cui ti senti particolarmente in sintonia con questo luogo?Il momento più bello forse è la fine della giornata, dopo una giornata piena e intensa, in cui questo luogo è stato vissuto da centinaia, se non migliaia, di persone.Quando tutto torna a calmarsi, il sole tramonta e si guarda ciò che si è fatto, si comprende quanto si è privilegiati a lavorare qui.È il momento in cui anche la fatica della gestione di un luogo così complesso e sfaccettato trova compimento e il lavoro della giornata acquista un senso.
Che rapporto hai costruito con Arte Sella vivendola ogni giorno? C’è un luogo, un percorso o un’opera a cui ti senti particolarmente legato?Il rapporto con Arte Sella è molto simbiotico. Per chi, come me, ha scelto questo luogo e questo lavoro, si tratta più di una scelta di vita che professionale. Ci si sente profondamente legati a questo ambiente, alle opere, a chi le attraversa e agli artisti.È molto difficile stilare una gerarchia tra le opere, perché ciascuna per noi è come un figlio, di cui si vedono la nascita, la crescita e anche la fine. È quindi difficile dire che cosa si ami di più o di meno di questo luogo.È chiaro che alcune opere risuonano più di altre, ed è ciò che accade anche ai visitatori. Speriamo che ognuno qui trovi qualcosa con cui entrare in risonanza. Non è detto che tutto debba piacere o diventare parte della propria vita.Per noi è lo stesso. Alcune opere le sentiamo maggiormente, magari perché la relazione con un particolare artista è stata più intensa o perché abbiamo messo più di noi stessi nella loro realizzazione.Non me la sentirei, però, di dire che cosa sia più importante. Almeno per me, Arte Sella è proprio un unicum.In che modo ti muovi e osservi Arte Sella durante il tuo lavoro? Quali dettagli riesci a cogliere che spesso sfuggono a chi la visita soltanto per qualche ora?È tutta una questione di dettagli. Venendo dalla fotografia, guardo Arte Sella attraverso il filtro della macchina fotografica, sia in senso reale sia metaforico.Riesco a vedere ciò che gli altri non vedono perché conosco molto di quello che è accaduto prima. Avendo seguito la produzione delle opere, ne conosciamo tutti i dettagli tecnici e sappiamo, per esempio, come ciascuna reagisce al contesto.Abbiamo poi il privilegio di osservare Arte Sella costantemente nel tempo. Forse è questo lo sguardo più interessante: poterla vedere anche quando gli altri non la vedono.D’inverno, dopo una grande nevicata, spesso io e Floriano siamo i primi ad arrivare qui. I dettagli emergono immediatamente e sono dettagli che, magari, nessun altro riuscirà a vedere.Ci sono storie bellissime. Per esempio, appena nevica, l’opera di Edoardo Tresoldi diventa una sorta di cubo di ghiaccio. Dura poco, perché quando arriva il sole il metallo si scalda e il ghiaccio si scioglie. Noi, arrivando per primi, abbiamo il privilegio di vederlo.È il privilegio del tempo che trascorriamo in questo luogo: non uno sguardo veloce, ma costante e continuo.
Che cosa significa lavorare in un luogo in cui arte, paesaggio e condizioni naturali sono in continua trasformazione?Significa entrare nel flusso delle cose e della natura che cambia continuamente, imparando a predisporsi al cambiamento.Per me, che sono ingegnere di formazione, a volte è difficile non avere il controllo su ciò che accade, perché vorrei che tutto dipendesse da me. Arte Sella mi ha insegnato ad accettare che spesso il controllo non può esserci e, forse, non deve neppure esserci.Arte Sella è una bellissima scuola, non soltanto dal punto di vista lavorativo, ma anche per il modo in cui, per certi versi, insegna a impostare la vita: lasciarsi andare e permettere alle cose di scorrere e accadere.Succede con le opere che si trasformano, ma anche con i progetti che si realizzano. A volte abbiamo in mente un progetto e vorremmo concretizzarlo immediatamente; poi, per diverse ragioni, dobbiamo posticiparlo.Si aspetta che arrivino le condizioni giuste. È un modo di essere e di vivere: imparare a stare nel flusso delle cose, sapendo che qualcosa si può controllare e qualcos’altro, invece, semplicemente accade.Quali sono le principali sfide nel prendersi cura di un luogo come Arte Sella, dove anche il cambiamento, il deterioramento e il passare del tempo fanno parte delle opere?La sfida ad Arte Sella è costante. Da un lato è un parco, un luogo che accoglie visitatori e che deve quindi essere curato, sicuro e accogliente.Dall’altro, tutto cambia velocemente. La sfida è mantenere un equilibrio tra questi due aspetti: quello del controllo e della verifica, più tecnico, e la componente poetica e immaginifica, insieme alla volontà di inserirsi nel ciclo della natura.È bello vedere le opere degradarsi: fa parte di ciò che riteniamo sia il valore di Arte Sella. Allo stesso tempo, un’opera degradata può rappresentare un problema e dobbiamo capire come raccontare questo cambiamento alle persone.La sfida sta proprio qui: in un equilibrio mai definito, che ogni giorno, quando si arriva, bisogna trovare nuovamente.
C’è un gesto quotidiano, magari poco visibile ai visitatori, che secondo te racconta particolarmente bene che cosa significa prendersi cura di Arte Sella?Secondo me il gesto più bello e nascosto, comune a tutti ma che ad Arte Sella assume un valore ancora più alto, è quello del caffè.Quando la nostra cuoca offre il caffè all’artista significa: «Mi prendo cura di te, del tuo essere qui per creare».Quel risveglio, quella ripartenza di ogni mattina ad Arte Sella, è un gesto semplicissimo di cura e di accoglienza nei confronti dei nostri artisti, ma è anche una metafora dell’accoglienza di questo luogo.Dopo averla vissuta ogni giorno, che cosa continua ancora a sorprenderti?Arte Sella sorprende sempre, anche per il suo continuo cambiamento.Credo che la vera questione sia legata agli artisti e alla nostra profonda fiducia in ciò che possono portare qui. Ogni volta è una novità: per quanto possiamo immaginare ciò che un artista invitato da noi potrà creare ad Arte Sella, il risultato è sempre una scoperta e un’occasione per mettersi in discussione.A volte vorremmo avere il controllo anche sulle idee, ma è bello lasciarsi andare e sapere che una nuova opera, una nuova creazione, cambierà per sempre questo luogo e anche noi.Lo farà sia dal punto di vista della crescita del parco sia per le competenze che ci verranno richieste, perché ogni opera porta con sé nuove conoscenze per me, per Floriano, per Rosa e per gli altri componenti di Arte Sella.Ogni volta tutti noi dobbiamo imparare: non ci si ferma mai e non ci si può accontentare. Nel momento in cui lo facessimo, credo che perderemmo in qualche modo lo spirito di Arte Sella.Il fatto che quasi tutti noi siamo qui da tantissimi anni significa che questo luogo continua a stimolarci e a offrirci nuove possibilità.
Montura e Arte Sella collaborano da quasi vent’anni. Che cosa pensi abbia reso questo rapporto così duraturo e quali valori senti che accomunano le due realtà?È una collaborazione di lungo periodo e, quando un rapporto dura così tanto, significa che le fondamenta sono solide.Fin dai primi anni è stato chiaro che tutto si basava sulla condivisione di alcuni valori. Credo che quello fondamentale fosse proprio il valore culturale.Per noi è raro e straordinario trovare un’azienda che voglia stare al nostro fianco non soltanto da un punto di vista economico, ma per condividere un processo culturale. Significa che mondi apparentemente lontani, come quello dell’impresa e quello dell’impresa culturale, possono trovare convergenze e sinergie che vanno oltre il semplice aiutarsi a vicenda. Significa co-progettare.Credo che Montura sia stata in questi anni una delle aziende più attente ad Arte Sella, al prodotto culturale, a ciò che facciamo e al modo in cui lo facciamo. Non soltanto agli esiti o alla qualità delle opere e del luogo, dunque, ma al modo di lavorare di Arte Sella.Lo stesso è avvenuto da parte nostra nei confronti di Montura: abbiamo trovato prima di tutto persone e relazioni, e attraverso queste siamo riusciti a costruire insieme dei progetti. Non accade spesso e credo sia davvero importante.Per noi è quasi un privilegio avere partner di questo livello, con i quali tutto appare coerente e corretto. Non ci sono forzature nella relazione: ognuno conosce il proprio ruolo e, allo stesso tempo, condivide una visione del mondo, di che cosa significhi stare nella natura e di come lo si dovrebbe fare, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello culturale.Quello che ho sempre colto è proprio questo continuo dialogo tra la tecnica, il prodotto e la produzione concreta, e la volontà di metterli al servizio di qualcosa da mostrare. Non soltanto vendere o produrre per produrre, ma creare insieme una nuova modalità di stare al mondo.
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