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Fausto De Stefani
The Mountain for Young People
Riflessioni di un sognatore che guardando il Monte Baldo è diventato il sesto uomo a raggiungere tutti gli Ottomila
Credo nei giovani. Mi piace parlare con loro e ascoltarli. Sono sicuro che sapranno costruire un mondo migliore di quello che hanno creato i loro genitori. Una società malata, che non rispetta il prossimo, l'ambiente, i beni comuni; che ha distrutto saperi e valori. Non abbiamo alternative. Bisogna avere fiducia nei giovani e affidare loro responsabilità.Quando li vedo sognare a occhi aperti ritorno anch'io bambino. In un ragazzo di pianura che ascoltava estasiato i racconti di un vecchio con la sua bicicletta sgangherata e la sua scatola di cianfrusaglie; e che oggi verrebbe considerato un "vagabondo", un "perditempo", un "relitto" per una società come la nostra, che mette i soldi e l'efficienza davanti a tutto e tutti. Ma Mondolo, questo il nome dell'anziano dalla lunga barba bianca, sapeva toccare i nostri cuori. Ci portava a bordo della sua mongolfiera immaginaria e ci faceva volare sopra gli oceani e le montagne più alte. Così si aprivano i nostri orizzonti, si stimolava la curiosità, che da sempre è la molla che fa scattare lo spirito di ricerca. Il Monte Baldo, che vedevo dalla Canonica, era il passo di Castiglione delle Stiviere, diventava nei miei sogni la cima più alta del mondo. Una vetta che ero convinto avrei raggiunto. Il 4 agosto 1983, con Sergio Martini, si avverò il sogno e sono salito in cima al K2. Una gioia indescrivibile. Ma anche conseguenze fisiche che si manifesteranno una volta scesi dal campo base e che mi segneranno per tutta la vita.
Da lì in poi inizia un percorso personale per salire tutti gli Ottomila, ma con grande rispetto per le montagne e per le loro popolazioni. Anche per questo ho sempre preferito parlare di "andar per montagne" anziché di alpinismo. Lontano dai riflettori. Con amore per tutto ciò che è diverso, perché è nella diversità che sta la ricchezza del mondo. Andare per montagne è una delle attività più belle nella vita di una persona. Ma la montagna è anche molto pericolosa. Non solo per ciò che può accadere. Gli incidenti, il pericolo proprio quando ce lo fai. Quando perdi la misura. Quando pensi di essere più forte della natura, ti senti un dio. Invece la montagna educa all'umiltà e alla condivisione, quando ti riporta piccolo, indifeso, bisognoso degli altri.Salire sulle montagne serve a una sola cosa: a guardare in basso con uno sguardo nuovo, quello della compassione.
Anche per questo, quando nel 1998 mi servirono in Tibet con i popoli dell'Himalaya che mi avevano accolto e accompagnato, ho pensato che fosse necessario dare loro una mano. Per il loro futuro. Perché ero stato testimone di tante sofferenze e disuguaglianze. Grazie ad alcuni amici nepalesi e italiani e al sostegno della Fondazione Senza Frontiere, abbiamo così realizzato un altro sogno, quello che alcuni hanno chiamato in modo un po' riduttivo "Rarahil memorial school" a Kirtipur, sobborgo di Kathmandu, e cresciuta anno dopo anno, con il coinvolgimento della popolazione locale e di moltissime persone da tutta Italia. Così un edificio se n'è aggiunto un altro, e poi la palestra, il convitto, la mensa. Ora ci stanno circa mille bambini e ragazzi di quattro ai 18 anni, in molti casi provenienti dalle campagne e da famiglie povere. Ci sono corsi di formazione professionale di artigianato del legno, un lavoro in cui i nepalesi hanno abilità straordinarie e per dare lustro storico-ambientali, in un Paese con un patrimonio infinito. Ci sono gli spazi e le attrezzature sportive e musicali. I computer, le lavagne elettroniche, i pannelli solari, la raccolta differenziata. E c'è pure il giardino fiorito: tutte le scuole devono essere belle perché andare a scuola, tutte le latitudini, dev'essere non solo un diritto, ma anche un piacere.Lo ricordo sempre alle persone che mi vengono a trovare al Colino di Lorenzo, a pochi chilometri dalla caotica riviera meridionale del Lago di Garda. La Collina è un'oasi naturalistica di pace e di silenzio che un imprenditore lungimirante ha lasciato in eredità per la comunità. Qui, dove non si paga un biglietto e dove arrivano ogni anno decine di scolaresche, i giovani sono invitati a meravigliarsi della natura e delle storie che raccontiamo. Perché, così come capitava a me ascoltando il vecchio Mondolo, possa scattare in loro la scintilla della curiosità e dell'amore per il prossimo e per la natura.
Meet the author
Fausto De Stefani è uno dei più grandi alpinisti del mondo, anche se preferisce definirsi naturalista, fotografo, ambientalista. Nato ad Aùsio (MN) nel 1952, nell'arco di 15 anni sale tutti gli Ottomila, il sesto al mondo e il secondo italiano dopo Messner, senza ossigeno e portatori d'alta quota. Nel 1988 tra i fondatori di Mountain Wilderness e nel 1994 organizza "Free K2", spedizione per ripulire le vette da tonnellate di rifiuti. Negli anni '90 prende corpo anche la scuola in Nepal e l'oasi naturalistica di Castiglione delle Stiviere. Autore di diversi libri con Montura Editing, ha destinato tutti i proventi di questa attività alla solidarietà. Nel corso degli ultimi 30 anni ha girato il lungo e il largo l'Italia per raccogliere fondi a favore della scuola nepalese e di molteplici attività solidali, collaborando con associazioni e gruppi di volontariato per l'inclusione di persone con disabilità o ai margini della società: tossicodipendenti, alcolisti, carcerati.