Dino Lanzaretti

In bici,
ho incontrato il mondo.


Dino Lanzaretti ha attraversato il mondo in bicicletta non per inseguire record o imprese, ma per comprendere i luoghi attraverso la lentezza e la presenza. Per lui, la bici non è un mezzo di trasporto: è un modo di ascoltare, di incontrare le persone, di accettare la realtà per quella che è.

Questa è la storia di un viaggio fatto di fatica, fiducia e incontri umani, un colpo di pedale alla volta.

Viaggiando in bicicletta


Ho attraversato il mondo in bicicletta.
Non come impresa sportiva, non come gesto atletico, ma come modo naturale di stare dentro i luoghi.

La bicicletta è sempre stata il mio strumento per capire il mondo: lenta, essenziale, onesta. Non ti isola, non ti protegge, non crea distanza. Ti espone. Al vento che non perdona, al freddo che entra nelle ossa, alla pioggia che arriva quando non la aspetti, alla polvere che si infila ovunque. Ti costringe a sentire ogni chilometro e a meritarti ogni arrivo.

Pedalare significa accettare la realtà così com’è. Non puoi accelerare quando sei stanco, non puoi saltare un tratto difficile, non puoi barare. Ogni giorno è fatto di scelte semplici e continue: quando fermarti, quando mangiare, quando spingere ancora un po’. È una scuola di pazienza e di ascolto. Ed è forse per questo che la bicicletta, più di qualsiasi altro mezzo, ti insegna a stare nel presente.

Con il tempo ho capito che la bicicletta è un linguaggio universale. Ovunque tu sia, una bici carica di borse racconta la stessa storia. Dice che sei lì per attraversare, non per consumare. Che accetti la fatica, che non hai fretta, che sei disposto a fermarti. La bici apre conversazioni senza bisogno di parole, crea fiducia, abbassa le difese. È così che ho incontrato il mondo, un colpo di pedale alla volta. Ed è così che il mondo ha incontrato me.

"La bicicletta non ti rende speciale. Ti rende umano."

Tra la gente.


Mi sono sempre sentito incredibilmente fortunato. Un baciato da Dio, senza timore di usare parole grandi. Perché viaggiare in bicicletta mi ha portato esattamente dove dovevo essere: in mezzo alle persone. Non nei luoghi iconici, non nei punti segnati sulle mappe, ma nelle case, nei cortili, lungo strade secondarie dove nessuno si aspetta di incontrare uno straniero.

Gli incontri vissuti pedalando hanno inciso più di qualsiasi panorama. Gesti semplici, aiuti inattesi, inviti improvvisi, sguardi che arrivano quando sei stanco e vulnerabile. La bici non ti rende speciale, ma ti rende accessibile, umano, riconoscibile.

In viaggio ho imparato che non serve parlare la stessa lingua per capirsi. Serve tempo. Serve presenza. Serve mostrarsi per quello che si è, senza ruoli e senza maschere. Quando arrivi in bicicletta non rappresenti nulla se non te stesso. Ed è forse questa la sua forza più grande: ti spoglia di tutto il superfluo e ti mette sullo stesso piano di chi incontri.

Condividere la strada.


Con il passare degli anni ho capito che tutto questo non poteva restare solo mio. La bicicletta mi aveva dato così tanto che raccontarla è diventato un bisogno. Ho iniziato a partecipare a eventi, incontri, serate divulgative, cercando di spiegare che non servono imprese straordinarie per partire. Serve una bici, una preparazione onesta, la capacità di accettare l’imprevisto e la disponibilità a uscire dalla propria zona di comfort. Il viaggio non è eroismo, è scelta. È decidere di mettersi in ascolto.

Poi il messaggio si è amplificato. Con l’arrivo dei social ho passato ore a rispondere a persone che non conoscevo, ma che mi facevano sempre la stessa domanda: “Come si fa a partire?” In quelle parole c’erano paura, desiderio, curiosità. Rivedevo me stesso all’inizio, con le stesse insicurezze e lo stesso bisogno di libertà. Ho capito che la bicicletta non era solo il mio mezzo di viaggio, ma il ponte attraverso cui potevo aiutare altri a muovere il primo passo.

Molti pensano che partire sia un atto di coraggio. Io credo sia soprattutto un atto di fiducia. Fiducia in sé stessi, negli altri, nel fatto che le soluzioni arrivano strada facendo. Viaggiare in bicicletta non elimina le difficoltà, ma ti insegna a gestirle. A spezzare i problemi in piccoli pezzi, proprio come fai con una lunga salita: metro dopo metro, respiro dopo respiro.

Oggi continuo questa condivisione in modo concreto. Accompagnando le persone a viaggiare in bicicletta nel mondo, vivendo con loro la fatica, il dubbio, la lentezza e lo stupore. E creando momenti di formazione in cui si parla di preparazione, sicurezza, equipaggiamento, scelte consapevoli. Perché prendere una bici e partire non è un atto eroico: è una competenza che si può imparare, un processo che rende più autonomi e più presenti.

Vedere altre persone partire è una delle cose più potenti che mi siano capitate. Osservarle cambiare giorno dopo giorno, diventare più sicure, più curiose, più aperte. La bicicletta fa questo: ti mette alla prova senza giudicarti, ti insegna a fidarti del tuo corpo e delle tue decisioni. Ti restituisce una forma di libertà che non è evasione, ma consapevolezza.

La bicicletta mi ha insegnato che il viaggio non serve a scappare. Serve a rallentare, a osservare, a mettersi davvero in gioco. Perché solo quando ti esponi inizi a capire le persone. E quando capisci le persone, inizi a capire il mondo.

Da quel momento in poi, la tua vita non sarà mai più quella di prima.

Incontra l'autore

Dino Lanzaretti


Dino Lanzaretti è un bikepacker estremo, avventuriero e public speaker italiano.
Ha pedalato per oltre 100.000 km in più di 70 Paesi, diventando il primo a attraversare la Siberia in bicicletta durante l’inverno, con temperature fino a –60 °C.

Fondatore di Bike Travel Experience, racconta i suoi viaggi attraverso conferenze, articoli e spedizioni guidate, ispirando altre persone a scoprire il mondo a colpi di pedale.

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